Nel passato come ai giorni nostri, c’erano e ci sono orologi e complicazioni che diventano sinonimi del maestro che le ha inventate o sviluppate. François-Paul Journe, per esempio, è quasi automaticamente associato al Chronomètre à Résonance e al concetto della risonanza. Dopo un primo tentativo non andato a buon fine all’inizio degli anni ’80, con un orologio da tasca, François-Paul Journe lasciò da parte lo studio del fenomeno della risonanza acustica per poi riprenderlo negli anni ’90.
Era per lui il momento giusto per ripensare alla creazione di un movimento a risonanza, questa volta in un orologio da polso. Il suo lavoro iniziò nel 1994 e nel 1998 aveva un prototipo funzionante, che quell’anno indossò di nascosto alla fiera di Basilea. L’anno successivo, sempre a Basilea, furono svelati i prototipi. Ma perché il fenomeno della risonanza acustica è così affascinante per François-Paul Journe? E qual è la sua storia?
IL FENOMENO DELLA RISONANZA DA HUYGENS A BREGUET
Lo scienziato olandese Christiann Huygens, colui che ideò l’orologio a pendolo nel XVII secolo, fu il primo, a quanto risulta da documentazioni storiche, a osservare il fenomeno della risonanza in orologeria. Huygens notò infatti che due orologi a pendolo distinti, collegati tramite un supporto comune, finivano per sincronizzarsi tra loro quando venivano collocati a breve distanza l’uno dall’altro.

Anni dopo, tra il XVIII e il XIX secolo, il francese Antide Janvier, orologiaio reale del re Luigi XVI, sviluppò regolatori di risonanza progettati appositamente. Inserì due pendoli nello stesso orologio e notò che i due si sincronizzavano, compensando a vicenda le reciproche inefficienze cronometriche. Janvier fece oscillare due pendoli in senso opposto l’uno rispetto all’altro, in modo da annullare le vibrazioni che avrebbero potuto influenzare le loro parti esterne.

Abraham-Louis Breguet trasferì poi il principio della risonanza dagli orologi da parete all’orologeria da tasca. All’inizio sviluppò due orologi a pendolo molto simili a quelli di Janvier e successivamente applicò lo stesso principio alla realizzazione di un orologio da tasca dotato di doppio scappamento.
FRANÇOIS-PAUL JOURNE E LA NASCITA DEL CHRONOMÈTRE À RÉSONANCE
Se ciascuno di questi grandi del passato svolse un ruolo importantissimo nello sviluppo della teoria della risonanza e nella sua applicazione pratica, François-Paul Journe fece in modo che questo principio prendesse piede nell’orologeria contemporanea, grazie a una delle sue creazioni più distintive, il Chronomètre à Résonance.
Secondo l’idea alla base dell’orologio, due movimenti indipendenti inseriti nella stessa cassa con i bilancieri posizionati a distanza estremamente ravvicinata si sincronizzano in modo opposto, oscillando in direzioni contrarie. Indossando un orologio à Résonance e muovendo bruscamente il polso in una direzione, il movimento fa accelerare un bilanciere e rallentare l’altro. In questo modo, l’effetto di una perturbazione sui due oscillatori tende a compensarsi: uno accelera mentre l’altro rallenta, prima che tornino alla risonanza e alla sincronizzazione.

Nel 2000, François-Paul Journe traspose questo principio in un orologio da polso, il Chronomètre à Résonance, che in oltre 20 anni ha subito diverse evoluzioni fino alla sua forma attuale. Inoltre, ha dato vita a una serie di varianti create per alcune delle boutique F.P. Journe sparse in tutto il mondo. A seguire, ci soffermeremo su alcune delle referenze più significative.
IL PRIMO CHRONOMÈTRE À RÉSONANCE
Il Chronomètre à Résonance, come scritto, fece il suo debutto nel 2000 come orologio da polso “a souscription”. Era a tutti gli effetti il secondo orologio da polso prodotto dalla manifattura, dopo il Tourbillon Souverain. Successivamente, da orologio “a souscription” divenne una vera e propria collezione. Quella versione aveva il calibro in ottone placcato in rodio e casse da 38 mm in platino o in oro 18 carati 6N, con quadrante in oro bianco, giallo o rosa. Journe realizzò anche una serie limitata a 99 pezzi di un Chronomètre à Résonance con quadrante in rutenio e cassa da 40 mm in platino.

I principi alla base dello sviluppo del calibro si ispiravano molto da vicino ai primi orologi di Breguet, in cui la coppia di bilancieri a spirale libera oscillava fianco a fianco a breve distanza tra loro. L’idea era che l’inerzia dell’oscillazione di uno dei due risuonasse attraverso la platina comune, sincronizzando la coppia di bilancieri. Ulteriore sfida: per entrare e rimanere in risonanza, i due bilancieri dovevano presentare una differenza di frequenza non superiore a cinque secondi al giorno, calcolata cumulativamente su sei posizioni. Un’idea di calibro che si inseriva perfettamente nella continua ricerca di prestazioni e precisione propria del lavoro di François-Paul Journe.
DALLA SERIE R ALLA SERIE RN
La versione successiva, la Serie RN, seguì uno dei cambiamenti più importanti nella produzione di Journe, ossia la scelta di realizzare tutti i calibri utilizzando l’oro rosa 18 carati. Una rivoluzione iniziata nel 2004, che coinvolse appunto il Chronomètre à Résonance. La seconda generazione dell’orologio portò con sé un’altra dimensione di cassa, 40 mm, che si affiancava alla già esistente versione da 38 mm. Journe mantenne inalterate le proporzioni generali dell’orologio, proponendo la seconda generazione del Chronomètre à Résonance anche con cassa in oro rosa 18 carati, in linea con il nuovo materiale del calibro.
L’indicazione dell’ora e gli altri dettagli estetici e funzionali non cambiarono e questo favorì la creazione di edizioni limitate del Chronomètre à Résonance. A titolo d’esempio, nel 2006 l’edizione “Chronomètre à Résonance Tokyo Anniversary” ha celebrato il secondo anniversario della boutique ed è stata realizzata in edizione limitata a 12 esemplari, con cassa in titanio lucido e quadrante in oro trattato al rutenio. Nel 2009, una versione realizzata per un retailer milanese in edizione limitata a 5 esemplari, con cassa in platino e quadrante in oro bianco con contatori trattati al rutenio di colore grigio scuro. Intorno al 2006, un’edizione in 10 pezzi con cassa in oro rosa e quadrante in madreperla nera fu creata per Sincere Fine Watches.
I DIECI ANNI DEL CHRONOMÈTRE À RÉSONANCE
Il vero punto di svolta per la collezione arrivò in occasione del decimo anniversario del Chronomètre à Résonance. Il momento giusto, secondo François-Paul Journe per aggiornare l’orologio al di là di un semplice cambio dei materiali. E l’aggiornamento più significativo interessò sia l’estetica, sia la meccanica.

Nella Serie RT, anziché mantenere la tradizionale doppia visualizzazione simmetrica sui quadranti secondari delle ore e dei minuti, su una scala di 12 ore, Journe sostituì l’indicazione classica dell’ora sul lato sinistro con un contatore digitale orbitale delle 24 ore nella metà superiore del contatore, mentre sul lato destro rimaneva un display analogico delle 12 ore. Un’estetica che fece guadagnare all’orologio, tra gli appassionati, il nomignolo di “parchimetro”, per via della somiglianza del contatore con i parchimetri analogici di un tempo.
Questa, tuttavia, era solo la parte visibile dell’aggiornamento. Poiché l’indicazione principale segnava l’ora su una scala di 24 anziché di 12 ore, ciò comportò che anche il sistema di trasmissione e la potenza necessari per azionare ciascuno dei due movimenti dovessero essere modificati, aggiungendo ulteriori sfide tecniche al lancio dell’orologio sul mercato. Nonostante il nuovo contatore di sinistra non fosse identico a quello di destra, la simmetria e l’equilibrio del quadrante rimasero comunque ben presenti e la Serie RT fu prodotta per quasi dieci anni, fino al 2019.
LA “SERIE RTA”
In quell’anno subentrò la Serie RT analogica, comunemente denominata RTA dai collezionisti. Quel Chronomètre à Résonance prendeva qualcosa da ciascuna delle tre serie precedenti, come testimonia il ritorno ai quadranti secondari simmetrici. Sparì l’estetica a parchimetro ma rimase la parte tecnica.

Utilizzando la meccanica sviluppata per la Serie RT, il contatore secondario a sinistra presentava infatti ancora l’ora di riferimento su una scala di 24 ore. Questi modelli furono resi disponibili solo in oro rosa o in platino, con casse da 40 mm e con cinturini in pelle o con bracciali realizzati nei metalli corrispondenti a quelli della cassa.
IL CHRONOMÈTRE À RÉSONANCE OGGI
Probabilmente, la scelta di mantenere in produzione solo per un anno la Serie RTA fu presa perché il ventennale del Chronomètre à Résonance era alle porte ed era quindi necessaria non tanto una ulteriore evoluzione, quanto una rivoluzione della linea. Una rivoluzione che interessasse sia l’estetica sia la meccanica di un orologio che, ormai, era diventato il simbolo della maestria di François-Paul Journe.
E la rivoluzione partì proprio dal cuore con il Calibro 1520, un movimento completamente riprogettato per la nuova Serie RQ. Innanzitutto, la sua riserva di carica di 42 ore (circa due ore in più rispetto ai modelli precedenti) era erogata dalla molla ospitata in un unico bariletto, anziché in una coppia di bariletti che alimentavano ciascuno la propria metà del movimento, come nelle referenze precedenti.

Per distribuire la potenza tra i due ingranaggi fu utilizzato una sorta di differenziale; su ciascun lato, poi, un remontoir d’égalité garantiva una trasmissione costante della potenza attraverso lo scarico della molla motrice. A differenza del remontoir da 8 secondi, adottato da alcune manifatture di alta orologeria, i due “remontoirs d’égalité” progettati da François-Paul Journe funzionano con una frequenza di un secondo e rilasciano energia a intervalli di un secondo.
Dal punto di vista estetico, la serie Serie RQ introdusse alcune modifiche fondamentali rispetto agli altri Chronomètre à Résonance. La disposizione dei contatori secondari rimase invariata rispetto all’ultima edizione, a parte un’apertura al centro del quadrante. Questa apertura mostrava il differenziale situato sotto il bariletto della molla motrice, evidenziando il cambiamento fondamentale nella configurazione del movimento.

A ore 12, anche l’indicatore della riserva di carica fu ridotto e semplificato: anziché estendersi su gran parte del quadrante superiore, occupava uno spazio molto più ridotto e indicava chiaramente quando era necessario caricare l’orologio, grazie a una parte evidenziata in rosso. Infine, sul lato destro della cassa comparvero una seconda corona a ore 2 che affiancava quella classica, posizionata a ore 4: quella superiore serviva per la carica e la regolazione, quella inferiore per azzerare e sincronizzare i contatori.
Lo sviluppo del nuovo Calibro 1520 comportò che il Chronomètre à Résonance diventasse leggermente più grande. Disponibile nelle varianti con diametro da 40 mm o 42 mm, lo spessore della cassa – che, come di consueto, era disponibile in oro rosso o platino – aumentò di 2 mm, passando da 9 a 11 mm.
CONCLUSIONI
Naturalmente, tutte le referenze del Chronomètre à Résonance, dalla prima fino alle più recenti, sono caratterizzate dall’estetica e dalle finiture diventate, nel tempo, la firma unica e irripetibile di François-Paul Journe. Dettagli che all’inizio della carriera del Maestro definivano uno stile che lui stesso voleva fosse orgogliosamente unico e che, oggi, parlano di lui in maniera inequivocabile.
Parliamo, per esempio, delle lancette a goccia, quelle delle ore e dei minuti o di funzioni accessorie come l’indicazione della ricerca di carica. Parliamo della finitura a guilloché che caratterizza la parte centrale dei contatori dedicati alle ore e ai minuti. Ci riferiamo alle viti a vista, che fissano ciascuno di questi contatori al quadrante. O, ancora, alla grafica chiara, leggibile, inconfondibile degli indici in numeri arabi, con un carattere tipografico unico e riconoscibile. Senza dimenticare la corona di carica con il tipico decoro a cordoncino ritorto, che la percorre in tutta la sua circonferenza, o l’impiego di materiali particolari come il rutenio.
Tutto questo è Journe nella sua essenza intima. La stessa che ha dato vita al Chronomètre à Résonance come sfida tecnica per asservire le leggi della fisica a una funzione straordinaria: la misurazione del tempo nella vita dell’uomo, con l’obiettivo unico e assoluto della precisione.
By Davide Passoni







