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23 July 2021

Le icone del vintage? Stelline, smalti di Patek Philippe e Rolex e sua maestà il 1518. Parola di Sandro Fratini

All’esordio nella mia rubrica sul vintage – e non solo – qui a Watch Insanity, diretto con sapienza dall’amico Michele Mengoli, inizio a raccontarvi qual è il mio podio ideale, per i tre modelli che mi fanno battere ancora forte il cuore appena li osservo e li prendo in mano, con una emozione sempre identica alla prima volta che li ho allacciati al polso ormai tanti anni fa. I Rolex Stelline, il 1518 di Patek Philippe, “Sua Maestà l’Orologio”, e tutti gli smalti prodotti dai due marchi appena citati. Poi seguiti da tanti altri orologi, anche di altri marchi, prodotti dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla metà degli anni Cinquanta, l’“Età dell’oro” della storia dell’orologeria mondiale, di cui vi parlerò nelle prossime occasioni.

ROLEX STELLINE

Il suo soprannome deriva dagli originalissimi indici, appunto, a forma di stelline. Stiamo parlando della Referenza 6062, triplo calendario con fasi lunari, prodotto da Rolex tra il 1948 e il 1953. Nella sua armonia complessiva, su una cassa importante per l’epoca di 36 millimetri di diametro, è un orologio semplicemente perfetto ed equilibratissimo. Nel mio percorso collezionistico, quando avevo vent’anni, ho iniziato con gli Ovetti e i Prince, poi verso i trent’anni mi sono innamorato perdutamente di questi Stelline e ogni volta che ne ho trovato uno non me lo sono lasciato sfuggire. Molto rari sono in oro giallo, con una produzione che immaginiamo all’incirca di 380 esemplari, che sul mercato, in base allo stato di conservazione, possono valere intorno ai 400mila euro, mentre sono ancora meno in oro rosa per un valore che si attesta sopra al milione di euro.

Sandro Fratini
Sandro Fratini

GLI SMALTI DELLA SINGER

Gli orologi con quadranti smaltati prodotti fino a metà degli anni Cinquanta sono tutti meravigliosi, a prescindere dal marchio a ore dodici. Poi quelli di Rolex e Patek Philippe, in entrambi i casi realizzati in pochissimi pezzi dalla Singer, rappresentano uno dei momenti più alti della storia dell’orologeria per il livello di difficoltà di esecuzione artigianale (con relativi scarti enormi) e artistica (solo pochissimi maestri artigiani erano in grado di farli). Inevitabilmente, alcuni modelli sono leggendari: il Caravelle di Rolex, fortunatamente in mio possesso, è un pezzo unico. In ogni caso sono sempre a loro modo pezzi unici, perché ognuno, nella sua magistrale lavorazione manuale, è diverso dall’altro.

Sandro Fratini
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SUA MAESTÀ L’OROLOGIO: IL 1518

Ovviamente lo conoscete tutti, se non altro perché l’ultimo in vendita, nella sua versione più rara in acciaio (sappiamo che ce ne sono 4 al mondo, anche se qualcuno dice 8 e di sicuro io ne possiedo 2), nel 2016 è stato battuto all’asta per 11 milioni di franchi svizzeri. Si tratta del primo crono-perpetuo di Patek Philippe, prodotto tra il 1938 e il 1953, oltre che in acciaio, anche in oro rosa (qualche decina) e oro giallo (280), e anche di questi, in metallo prezioso, ne ho diversi. Per quanto mi riguarda, il 1518 rappresenta la perfezione assoluta. Tutto è sublime ma le lancette a foglia e la luna in smalto sono addirittura ipnotiche.

Sandro Fratini

E LA PRODUZIONE CONTEMPORANEA?

Vi sono orologi in commercio che mi fanno battere il cuore come quelli vintage? Questa è una delle domande che mi sento rivolgere spesso e la mia risposta è purtroppo no, nessuno. Certo, alcuni mi piacciono e anche molto, penso ai primi Nautilus degli anni Settanta. Come più o meno tutto quello che ha disegnato il geniale Gerald Genta, compresa la collezione che porta il suo nome, come i Gefica Safari, che peraltro si trovano tuttora a prezzi accessibili. Soprattutto dei pezzi attuali mi piacciono i Royal Oak perpetui di Audemars Piguet e i Rolex Daytona con pietre preziose. Ma come detto, i vintage citati nell’articolo appartengono a un’altra categoria!

By Sandro Fratini