14 Aprile 2026

Cartier 2026: tutte le novità tra Santos, Crash e Roadster

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Porre la tecnica al servizio dell’estetica. È questa l’idea che attraversa da sempre la visione di Cartier e che ancora oggi ne definisce il linguaggio: un approccio in cui la forma non è il risultato, ma il punto di partenza da cui si costruiscono proporzioni, linee e materia. A Ginevra, la Maison francese non segue la logica della complicazione fine a sé stessa, ma riafferma una visione dell’orologeria che trova nella forma il proprio principio fondativo. È un approccio che attraversa l’intera storia di Cartier, in cui la costruzione dell’orologio nasce da un gesto progettuale, lasciando che la tecnica si integri con coerenza e discrezione. Le creazioni presentate quest’anno a Watches and Wonders 2026 si inseriscono proprio in questa linea di continuità con naturalezza, attraversando alcune delle icone più emblematiche del repertorio e rinnovandole attraverso un lavoro attento sui materiali, sulle superfici e sulle architetture interne. Dal Santos-Dumont al Crash, fino al ritorno del Roadster e alle interpretazioni più Haute Joaillerie di Baignoire e Myst, Cartier costruisce un dialogo tra epoche e registri differenti.

CARTIER SANTOS-DUMONT

La storia del Santos-Dumont è intrinsecamente collegata alla nascita dell’orologio da polso moderno. Nel 1904, Louis Cartier concepisce per il suo amico Alberto Santos-Dumont un orologio che possa essere letto in volo senza dover ricorrere al taschino, dando vita a quello che viene considerato il primo orologio da polso maschile della storia, che traduce un’esigenza pratica in una forma destinata a diventare canonica. Da allora, il Santos-Dumont ha mantenuto intatto il suo design, attraversando il Novecento e le sue riletture senza perdere il legame con la propria origine, quella di un orologio nato per accompagnare il movimento.

CARTIER SANTOS-DUMONT

Nella nuova versione presentata a Watches and Wonders 2026, Cartier interviene con estrema precisione su due elementi strutturali del Santos-Dumont, quadrante e bracciale, ridefinendo la percezione visiva e tattile. Nella versione in oro giallo, il quadrante più affascinante è realizzato in ossidiana dorata, una pietra vulcanica originaria del Messico, i cui riflessi iridescenti derivano da microbolle d’aria intrappolate nella massa vetrosa; portarla a uno spessore di appena 0,3 mm implica un controllo assoluto delle tensioni interne del materiale e una lavorazione prossima a quella richiesta dal vetro, con tolleranze estremamente ridotte. Su questa superficie si innestano i codici grafici Cartier, con numeri romani, minuteria chemin de fer e lancette a gladio dorate, mentre la corona con cabochon blu introduce un punto cromatico coerente con la tradizione della Maison.

In questa configurazione (Ref. WGSA0123), la cassa da 43,5 x 31,4 mm con uno spessore di 7,3 mm si abbina a un bracciale coordinato e integra il calibro di manifattura 430 MC a carica manuale. L’impermeabilità è garantita fino a 3 bar (30 metri).

CARTIER SANTOS-DUMONT
CARTIER SANTOS-DUMONT

A questa complessità si affianca il bracciale, costruito come una vera architettura flessibile: 394 maglie da 1,15 mm di spessore, disposte su 15 file, ciascuna lavorata, rifinita e assemblata in Manifattura per ottenere una deformabilità controllata e una continuità quasi organica con la cassa. L’insieme è completato da una fibbia déployante tripla in oro, che si integra con discrezione nella costruzione complessiva.

Il prezzo della referenza WGSA0123 è di € 52.000. Questo modello è inoltre disponibile in oro giallo con quadrante argentato (Ref. WGSA0122) al prezzo di € 49.300 e nella versione in platino (Ref. WGSA0124) con quadrante argentato al prezzo di € 62.000.

CARTIER PRIVÉ CRASH

Tra le creazioni più emblematiche della Maison, il Crash occupa un posto del tutto particolare. Nato a Londra nel 1967, introduce una forma asimmetrica e volutamente instabile che si distacca da ogni costruzione tradizionale, trasformando la distorsione in un principio di design. Nel tempo, questa silhouette è diventata una delle più riconoscibili di Cartier, mantenendo intatta la propria forza espressiva. Oggi, per celebrare il decimo capitolo di Cartier Privé, la Maison torna proprio su questa icona, riaffermandone il carattere radicale attraverso la scheletratura. Una scelta che si inserisce in una storia ben più ampia: i primi orologi scheletrati Cartier risalgono infatti agli anni Venti ed erano modelli da tasca, concepiti come veri esercizi di eleganza tecnica, in cui la meccanica diventava parte visibile del disegno.

CARTIER PRIVÉ CRASH

Il nuovo Crash scheletrato rappresenta uno dei casi più emblematici in cui Cartier porta la tecnica a coincidere integralmente con la forma. Il calibro di manifattura 1967 MC a carica manuale, composto da 142 elementi, è stato sviluppato specificamente per adattarsi alla geometria irregolare della cassa, trasformando un vincolo formale in principio costruttivo. La scheletratura qui non è applicata, ma strutturale: i ponti, sagomati a mano secondo il disegno dei numeri romani, assolvono simultaneamente a funzione portante e funzione estetica, secondo una logica tipicamente cartieriana in cui il movimento diventa parte integrante del quadrante.

CARTIER PRIVÉ CRASH
CARTIER PRIVÉ CRASH

La cassa, realizzata in platino, si sviluppa su dimensioni di 45,35 x 25,2 mm con uno spessore di 12,97 mm ed è completata da una corona impreziosita da un rubino cabochon; la costruzione è protetta da vetro minerale sul lato frontale e da vetro zaffiro sul fondello, mentre l’impermeabilità fino a 3 bar (30 metri) è garantita. Il modello è abbinato a un cinturino in alligatore semi-opaco bordeaux con fibbia ardiglione in platino 950. Ogni esemplare richiede circa due ore di lavorazione manuale per la finitura dei ponti, con un controllo puntuale delle superfici e delle aperture. L’assenza di un quadrante tradizionale lascia emergere una costruzione a vista in cui il rapporto tra pieni e vuoti è calibrato per garantire leggibilità senza compromettere la tensione visiva dell’insieme. La distorsione della cassa viene ulteriormente enfatizzata dalla disposizione del movimento, come se la corona esercitasse una trazione sull’intera struttura, rendendo questa configurazione una delle espressioni più avanzate della capacità Cartier di integrare movimento e forma in un’unica architettura.

Prodotto in un’edizione limitata e numerata di 150 esemplari, il nuovo Crash è presentato a un prezzo di € 119.000, che si colloca nel segmento più alto dell’orologeria della Maison.

CARTIER ROADSTER

Presentato per la prima volta nei primi anni Duemila, il Roadster introduce nel repertorio Cartier un linguaggio più dinamico, espresso attraverso un riferimento diretto all’universo automobilistico e aeronautico. La cassa tonneau allungata, attraversata da linee tese e superfici fluide, richiama la tensione delle carrozzerie e delle fusoliere, ma viene ricondotta a un equilibrio rigoroso, tipico della Maison.

CARTIER ROADSTER

Nel 2026, Cartier reintroduce il Roadster intervenendo in modo mirato sulle proporzioni. La cassa tonneau viene affinata nelle linee per ottenere una maggiore continuità tra le superfici, mentre la corona, completamente integrata nella carrure, contribuisce a un equilibrio più omogeneo tra lunetta e profilo laterale. Il vetro, leggermente curvato, dialoga direttamente con la struttura metallica, integrando visivamente la lente di ingrandimento sul datario e creando una continuità ottica tra i diversi elementi funzionali. Le referenze WSRD0019 e WSRD0020 sono proposte con cassa in acciaio rispettivamente nelle dimensioni di 42,5 x 34,92 mm e 47,2 x 38,7 mm, con uno spessore di 9,7 mm e 10,06 mm, entrambe caratterizzate da corona scanalata in acciaio e vetro zaffiro. Il quadrante opalino argentato è abbinato a lancette a gladio blu con trattamento Super-LumiNova, mentre l’impermeabilità fino a 10 bar (100 metri) è garantita.

Anche il quadrante riprende i codici estetici Cartier, con numeri romani, minuteria chemin de fer e lancette in acciaio azzurrato, ma li riorganizza all’interno di una superficie che asseconda la curvatura della cassa, migliorando la leggibilità lungo gli assi longitudinali. Il datario a finestrella, amplificato dalla lente, si inserisce senza interrompere il ritmo grafico complessivo, mentre il cabochon metallico sulla corona richiama la tradizione della Maison in chiave più tecnica. Le dimensioni della cassa, declinate in più varianti, sono studiate per ottimizzare la vestibilità e la distribuzione del peso sul polso.

CARTIER ROADSTER

Le due versioni sono animate da movimenti di manifattura a carica automatica, con calibro 1899 MC per la Ref. WSRD0019 e calibro 1847 MC per la Ref. WSRD0020, con una riserva di carica rispettivamente di 39 e 40 ore e una frequenza di 28.800 alternanze/ora (4 Hz). Il sistema QuickSwitch consente l’intercambiabilità tra bracciale in acciaio e cinturino in alligatore blu navy semi-opaco, completati da una fibbia déployante in acciaio intercambiabile.

Il prezzo è di € 9.300 per la Ref. WSRD0019 e di € 10.200 per la Ref. WSRD0020; la collezione include inoltre ulteriori varianti in acciaio, bicolore e oro, declinate in diverse dimensioni e configurazioni.

CARTIER BAIGNOIRE E IL MOTIVO CLOU DE PARIS

Il Baignoire appartiene a quella linea di creazioni in cui Cartier ha definito, fin dai primi decenni del Novecento, un’idea di orologio profondamente legata alla gioielleria. Le sue origini risalgono infatti ai primi orologi ovali della Maison, apparsi già all’inizio del secolo, in un momento in cui Cartier sperimentava forme non convenzionali per adattare l’orologio al corpo. Il nome stesso, Baignoire, ovvero “vasca da bagno”, nasce proprio da questa silhouette allungata e avvolgente, che richiama una forma morbida e continua. Formalizzato nella sua configurazione attuale nel corso degli anni Cinquanta, il modello si distingue per una linea fluida e priva di rigidità, pensata per accompagnare il polso con naturalezza. La sua forma, al tempo stesso semplice e sofisticata, si inserisce in quella tradizione tanto cara a Cartier per cui l’orologio è concepito come oggetto da indossare prima ancora che da leggere.

CARTIER BAIGNOIRE

Per questo nuovo modello, Cartier interviene sulla superficie e sulla costruzione introducendo il motivo Clou de Paris, elemento distintivo del proprio lessico fin dagli anni Venti, che qui assume un ruolo strutturale. L’oro monocromatico è lavorato secondo un savoir-faire specifico per garantire la continuità delle forme, creando una trama regolare che attraversa bracciale e cassa e costruisce una vera e propria geometria architettonica. Le proporzioni sono state ricalibrate e i pulsanti in oro giallo sono modellati per integrarsi perfettamente nella sinuosità del bracciale, mentre la lucidatura, interamente eseguita a mano, richiede un controllo estremamente preciso per esaltare la brillantezza senza abraderne i rilievi. L’orologio è animato da un calibro al quarzo, in linea con un approccio progettuale orientato alla purezza delle forme.

CARTIER BAIGNOIRE

La cassa, dalle proporzioni compatte, è abbinata a un bracciale rigido in oro giallo che riprende e amplifica il motivo Clou de Paris su tutta la superficie, trasformando la decorazione in elemento costruttivo continuo. La corona perlata, anch’essa in oro giallo, è impreziosita da un cabochon in zaffiro, in linea con i codici estetici della Maison. Nella versione con diamanti, l’incastonatura a neve sul quadrante, composta da 100 diamanti taglio brillante, si affianca a un’incastonatura con padiglione invertito sulla cassa che si estende anche al bracciale, dove diamanti di dimensioni differenti sono disposti per costruire volumi e riflessi, secondo una logica che combina precisione tecnica e resa estetica.

I modelli con bracciale rigido in oro giallo (Ref. WGBA0070, WGBA0071 e WGBA0072) sono proposti al prezzo di € 23.200, mentre le versioni con incastonatura completa (Ref. WJBA0067 e WJBA0068) raggiungono € 65.500.

L’ARTE OROLOGIERA DEL MYST DE CARTIER

Il Myst de Cartier si inserisce in una delle linee più affascinanti della storia di Cartier, quella delle creazioni in cui il tempo sembra sottrarsi allo sguardo prima ancora di rivelarsi. Già agli inizi del Novecento, con le celebri pendole misteriose sviluppate dalla Maison in collaborazione con l’orologiaio Maurice Couët, Cartier introduce un’idea di orologeria in cui il movimento scompare o, meglio, si rende invisibile attraverso soluzioni tecniche che danno l’illusione di lancette sospese nel vuoto. Negli anni Trenta, sotto la direzione creativa di Jeanne Toussaint, questo principio si estende agli orologi gioiello. In questa continuità, il Myst si colloca come una rilettura contemporanea di questo approccio, in cui la lettura del tempo non si impone, ma si lascia scoprire all’interno di un’elegante composizione.

MYST DE CARTIER

La versione presentata nel 2026 si fonda su un equilibrio preciso tra linee, materiali e tecniche. Il contrasto tra le curve del vetro bombato e le linee sinuose della struttura dialoga con la geometria del quadrante con pavé, incorniciato da onice e definito da un indice triangolare. Gli elementi grafici si dispongono secondo un principio di simmetria, enfatizzato da tocchi di lacca nera applicati manualmente dagli artigiani della Maison des Métiers d’Art. La cassa è realizzata in oro bianco oppure in oro giallo laccato nero ed è interamente lavorata per accogliere un quadrante con pavé di diamanti, rispettivamente 45 o 47 pietre, integrate con elementi in onice. L’assenza della corona, sostituita da un sistema di regolazione attivabile tramite un discreto pulsante sul fondello, contribuisce a mantenere la purezza delle linee e a rafforzare l’effetto visivo di sospensione.

MYST DE CARTIER

L’orologio è animato da un movimento al quarzo, una scelta che consente una costruzione più essenziale della cassa e una continuità formale priva di interruzioni. Il bracciale elasticizzato, privo di chiusura, è composto da una successione di elementi laccati e con pavé e integra centinaia di diamanti taglio brillante, selezionati e incastonati secondo una disposizione calibrata per creare effetti di volume e continuità visiva: fino a 998 diamanti nella versione in oro bianco e oltre 600 diamanti nella versione in oro giallo con lacca nera. L’incastonatura a quattro grani, realizzata in 112 ore di lavoro, utilizza pietre di dimensioni differenti per costruire effetti di prospettiva e volume, dando origine a un’architettura tridimensionale in cui orologeria e gioielleria si fondono in modo indissolubile.

Il Myst de Cartier è proposto al prezzo di € 190.000 per la versione in oro bianco e € 159.000 per quella in oro giallo con lacca nera.

IL PUNTO DI EQUILIBRIO

Più che introdurre nuove forme, per questo Watches and Wonders 2026 Cartier ha scelto di lavorare per sottrazione, intervenendo con precisione su ciò che già esiste, affinando proporzioni, superfici e costruzioni fino a renderle essenziali. In un contesto sempre più orientato alla complessità e alla performance, la Maison sceglie una strada diversa, che restituisce un’eleganza profondamente contemporanea. Ed è proprio in questa capacità di sottrarre, più che aggiungere, che Cartier continua a definire il proprio linguaggio.

By Elisa Copeta

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