«Mobile ordigno di dentate rote / lacera il giorno e lo divide in ore». Comincia così il sonetto Orologio da rote, scritto nel XVII secolo da un poeta friulano, Ciro di Pers, oggetto della mia tesi di laurea. Il tema della tesi era diverso, ma avevo conosciuto quel poeta proprio leggendo questo testo, perché gli orologi li ho sempre avuti dentro. E al polso. Il primo è stato un Timex digitale (erano gli anni ’70…), in quarta elementare, e da allora non ho più smesso. Di comprarli, di scambiarli, di venderli, di amarli, di studiarli. E poiché l’aspirazione di tanti è trasformare la propria passione in lavoro, nella mia lunga vita professionale, alla fine, a scrivere di orologeria ci sono arrivato: prima alla guida di un trimestrale, poi firmando pezzi per testate nazionali e per i più autorevoli magazine online italiani. Uno di questi è “insano”: riuscite a indovinare qual è?