L’industria orologiera svizzera non è sempre stata come la conosciamo oggi. Fino circa alla fine dell’800, la produzione di orologi era caratterizzata da un’organizzazione che potremmo definire diffusa, secondo un sistema economico protoindustriale – sviluppato principalmente nel Giura, nella Vallée de Joux e sulle montagne intorno a Neuchâtel – noto come établissage.

Questo sistema produttivo è nella storia di Audemars Piguet fin dalle sue origini, perché durante i primi decenni di vita la manifattura ha operato sul proprio territorio come établisseur. Nell’articolo che segue vedremo che cosa era e come funzionava il sistema dell’établissage, qual era il ruolo dell’établisseur e parleremo del nuovo progetto “Atelier des Établisseurs”. Con esso, la manifattura di Le Brassus dà vita a creazioni orologiere contemporanee realizzate unendo le tecniche all’avanguardia alla maestria artigianale antica.
CHE COSA ERA E COME FUNZIONAVA L’ÉTABLISSAGE
Il sistema dell’établissage fu in un certo senso una necessità imposta dalla particolare situazione geografica della Svizzera. A causa delle rigide condizioni climatiche, gli agricoltori delle zone del Giura trascorrevano i mesi invernali all’interno delle proprie fattorie, fabbricando minuscoli componenti per orologi. Spesso si trattava di piccoli atelier specializzati nella creazione di parti specifiche come ruote, ponti o viti. Con questa suddivisione del lavoro in unità specializzate e indipendenti, prendeva vita la prima fase del processo produttivo.
Successivamente un établisseur, che coordinava il lavoro di questi artigiani, si occupava di raccogliere i componenti prodotti da loro e procedeva ad assemblare o a far assemblare l’orologio, per ottenere così il prodotto finito. Ciò consentiva una suddivisione precisa dei compiti, lasciando all’imprenditore la piena libertà nella definizione delle specifiche e all’esecutore la possibilità di specializzarsi nell’operazione che padroneggiava meglio. Per gran parte degli orologiai del Giura, dunque, all’inizio l’orologeria era un’attività part-time, che sostituiva durante l’inverno il lavoro nei campi, il quale rimaneva la loro occupazione principale.
AUDEMARS PIGUET E “ATELIER DES ÉTABLISSEURS”
Da questa tradizione e dalla propria vocazione primordiale di établisseur, Audemars Piguet ha dato vita al progetto “Atelier des Établisseurs”, presentato a Watches and Wonders Geneva. Grazie a esso, il team della manifattura collabora con artigiani altamente qualificati per valorizzare il know-how antico e alcune tecniche che rischierebbero di andare perdute, poiché spesso tramandate solo per via orale.
“Atelier des Établisseurs” unisce diversi métier tradizionali – incisione, smaltatura, scheletratura, incastonatura,lavorazione delle pietre preziose – e li affianca a professioni più moderne, dal design all’ingegneria. Ogni esperto che le padroneggia contribuisce a trasformare in una creazione unica ciascun orologio che nasce da questo progetto. Qui ha libero spazio la libertà creativa, che attinge all’immaginazione e al know-how di numerosi artigiani, sia all’interno sia all’esterno di Audemars Piguet. In questo modo “Atelier des Établisseurs” incoraggia l’audacia e il savoir-faire, apportando un approccio innovativo e creativo al design e alla funzionalità. Il risultato sono orologi prodotti in numero molto limitato, che si collegano a una pratica orologiera la quale richiede il tempo necessario per dare vita a creazioni eccezionali.

Gli orologi di “Atelier des Établisseurs” uniscono precisione meccanica, raffinatezza estetica ed ergonomia, in equilibrio fra tradizione e contemporaneità. I calibri sono moderni, appositamente adattati, decorati a mano, rifiniti e incassati nel laboratorio situato all’interno del Musée Atelier di Le Brassus. Ispirate alle categorie di orologi che hanno arricchito l’heritage orologiero nel corso del tempo – dai segnatempo in miniatura a quelli segreti -, queste creazioni rendono omaggio ai tanti artigiani che, nei secoli, hanno costruito la storia comune dell’orologeria.
I primi modelli di “Atelier des Établisseurs” sono Établisseurs Galets, Établisseurs Nomade ed Établisseurs Peacock, che esprimono l’impegno di Audemars Piguet nel preservare il savoir-faire, la collaborazione creativa e l’innovazione tecnica.
ÉTABLISSEURS GALETS
Établisseurs Galets è un punto di incontro tra orologeria e natura svizzera. Chi conosce il francese sa che la parola “galet” indica il ciottolo di fiume, il sasso levigato dalle acque. Nello specifico, le pietre rese lisce dalla risacca del Lac de Joux, fonte d’ispirazione per i creativi di Audemars Piguet. Établisseurs Galets si presenta infatti come una sequenza di pietre naturali, levigate, a partire dal quadrante, incorniciato da una cassa in oro giallo che misura circa 31 mm per 7,5 di spessore.

È costituito da un ciottolo dalla forma irregolare la cui sinuosità ha indotto designer e ingegneri a sagomare appositamente la forma del calibro 3098, per riprendere quella della cassa e, di conseguenza, del ciottolo stesso. Il calibro 3098 è un movimento di manifattura a carica manuale che governa le ore e i minuti, indicati da due piccole lancette in oro giallo. È sviluppato sulla base del calibro 3090 da 21.600 alternanze/ora e 48 ore di riserva di carica. Assemblato, regolato e incassato da un unico orologiaio, riprende il principio degli orologi realizzati dagli établisseur.
Così come la cassa, le maglie del bracciale hanno forme irregolari perché sono costituite anch’esse da pietre naturali, che gli artigiani tagliatori hanno adattato e gli artigiani orafi hanno incastonato in oro, unendole tra loro con piccoli giunti sferici in oro. Tra artigiani, designer, orologiai maestri tagliatori e altre figure d’eccellenza, oltre 15 persone sono coinvolte nella creazione dell’Établisseurs Galets. Per quest’anno, Audemars Piguet prevede cinque versioni dell’orologio con differenti combinazioni di pietre.
ÉTABLISSEURS NOMADE
Ancora più sofisticato è il secondo orologio del progetto, Établisseurs Nomade. È un segnatempo poliedrico, un omaggio a quei pezzi pensati per essere usati in tasca o sopra a un tavolo. Per crearlo, gli artigiani hanno impiegato un mix di metalli (oro oppure titanio) e di pietre naturali, che danno vita a una cassa multifunzione che offre tre posizioni: aperta, chiusa o pendolo. In realtà la casse è doppia, una interna – decorata con pietre preziose – che scorre dentro unaesterna lungo una guida, quando viene attivato un doppio pulsante segreto. Le pietre preziose, selezionate e tagliate con maestria artigiana, sono la firma estetica della cassa, che misura 68×42 mm ed è spessa 13,8 mm.

Più ancora della cassa, però, ruba l’occhio il movimento. E lo ruba per la finezza e la maestria con le quali è realizzato. Si tratta calibro 7501 a carica manuale, sviluppato sulla base del calibro 7121, che offre 65 ore minimo di autonomia, lavorando a 28.800 alternanze/ora. L’eccezionalità della realizzazione sta nel fatto che un solo artigiano orologiaio si incarica della sua scheletratura a mano, impiegando un tradizionale seghetto di precisione. In questo lavoro certosino (una tecnica che in pochissimi sono in grado di padroneggiare), l’orologiaio lavora il calibro quasi fosse una filigrana, lucidando a mano gli angoli e strutturando i ponti in modo che fungano anche da indici.
Il quadrante esterno dell’Établisseurs Nomade è realizzato in pietra naturale e inserito in una cassa composta da una maglia metallica smussata e da pietre sfaccettate, lavorate a mano. Come per l’Établisseurs Galets, anche per questo orologio Audemars Piguet ha coinvolto oltre una quindicina di persone prevede, per il 2026, cinque versioni con diverse combinazioni di pietre.
ÉTABLISSEURS PEACOCK
In un crescendo di raffinatezza artistica e sofisticazione meccanica, arriviamo al terzo orologio di “Atelier des Établisseurs”, Établisseurs Peacock, l’omaggio di Audemars Piguet alla lunga tradizione degli orologi segreti.

Per la sua ideazione, i creativi della Maison hanno attinto al mondo animale. Quando l’orologio è chiuso, ricorda uno scarabeo, che gli artigiani hanno realizzato in oro bianco finemente inciso. Premendo in un punto particolare, le ali e la testa dello scarabeo si aprono e compare un pavone in miniatura realizzato a mano. Tra le sue ali è visibile un quadrante in smalto traslucido finemente inciso a mano che rappresenta la coda.
Su questa coda, in una finestrella, appare la visualizzazione delle ore saltanti (non c’è l’indicazione dei minuti), alimentata dal calibro 3098 a carica manuale. Il movimento si basa su calibro 3090, adattato su misura per questo modello mantenendo solo la visualizzazione delle ore. Il calibro è decorato a mano con un motivo soleil, che richiama a sua volta le piume del pavone, il quale ha gli occhi impreziositi da pietre preziose colorate.
Oltre alla cassa e al quadrante, anche il bracciale di Établisseurs Peacock è un capolavoro nel capolavoro. È in oro bianco, composto da decine di maglie cave ciascuna delle quali è incisa con un motivo piuma. Per realizzare questo orologio gioiello in miniatura (misura 35×57 mm), Audemars Piguet si è avvalsa di una squadra di gioiellieri, smaltatori, incisori e orologiai con competenze di altissimo livello. Il livello di complessità di questo orologio fa sì che, a differenza degli altri due, saranno disponibili solo tre versioni, per le quali bisognerà attendere il prossimo anno.
CONCLUSIONI
In un’industria dell’orologeria che, nel bene o nel male, tende spesso a replicare stili e modelli, l’idea di Audemars Piguet è una boccata di aria fresca. Nel guardare agli orologi che nascono dal progetto “Atelier des Établisseurs” non dobbiamo considerare la loro accessibilità o il loro valore commerciale. Dobbiamo piuttosto apprezzarli come espressioni contemporanee di un mondo che non c’è più, ma senza il quale non conosceremmo l’orologeria come la conosciamo oggi.

Un mondo che la Manifattura di Le Brassus ha avuto il coraggio e la capacità di riproporre in chiave moderna e aggiornata. In questo modo, da una parte ogni persona che ci lavora sente valorizzato il proprio savoir-faire non come capacità singola, ma come parte di un unico ambiente e di un’unica storia. Dall’altra, il progetto fa sì che chi ama l’orologeria abbia la certezza che essa, sempre sospesa tra estetica, meccanica e arte, non ha solo un passato illustre, ma anche un presente vivo e un futuro promettente.
By Davide Passoni



















