Sections
27 January 2022

Alla scoperta della manifattura Minerva con Montblanc e due gioiellerie storiche: Orologeria Luigi Verga 1947 e Sergio Capone gioielli

Che cosa cercano oggi gli appassionati e i collezionisti in un marchio di alta orologeria? Le stesse tipologie di segnatempo, le stesse finiture ed eccellenze meccaniche che cercavano una volta, oppure sono cambiati, i gusti, le inclinazioni, la cultura degli italiani che amano le lancette preziose? Sono domande alle quali possono rispondere coloro i quali, quotidianamente e da generazioni, parlano agli appassionati, conoscono i loro gusti, ne indirizzano le scelte o ne seguono gli umori. I retailer italiani hanno pochi eguali in Europa e, forse, nel mondo; per la loro presenza capillare sul territorio e nel tessuto distributivo, per la loro conoscenza del mercato e della clientela locale, per la loro capacità di consigliare l’acquisto più in linea con i gusti dell’acquirente. Specialmente quest’ultimo punto è meno banale di quanto sembra perché, spesso, l’appassionato che cerca una propria tipologia di orologio la trova in un marchio e non in un altro; la capacità del negoziante è anche quella di saper indirizzare la scelta senza forzarla, consapevole del fatto che non di rado è costretto ad allargare il ventaglio dei marchi da proporre, proprio perché diverse sono le peculiarità di ciascuno di essi.

Montblanc è tra i pochissimi brand, forse l’unico, capace di incontrare i desiderata di differenti appassionati, grazie alla duplice anima delle proprie collezioni. Da un lato, la sportività e la contemporaneità della 1858 o della Star Legacy, strettamente unite alla storia più moderna del marchio; dall’altra, la linea Heritage che porta in sé la tradizione di Minerva. La Montblanc Montre S.A. fu infatti fondata nel 1997, quattro anni dopo l’acquisizione del marchio da parte di Richemont, ma la svolta arrivò nel 2006 con l’acquisizione della manifattura Minerva, fondata da Charles-Yvan Robert a Villeret nel 1858, che le permise di assorbire il know-how del marchio che, insieme a Heuer, contribuì alla nascita del cronografo.

Collezioni che attraversano le generazioni, proprio come accade con i più importanti retailer italiani, spesso realtà familiari alla cui guida troviamo a volte i figli, i nipoti o i pronipoti dei fondatori. Proprio per questa ricchezza di visione e per questo parallelismo con la recente storia orologiera di Montblanc, abbiamo scelto di farci accompagnare nel viaggio alla scoperta della manifattura Minerva da Federico Verga ed Enrico Capone. Rispettivamente terza e seconda generazione impegnate in azienda, appartengono a due storiche famiglie che, a Milano e a Pisa e in Versilia, hanno legato il proprio nome all’alta orologeria e sono stati ospiti a Villeret, dove hanno respirato orologeria e tradizione, vedendo con i propri occhi come nascono i capolavori meccanici.

Enrico Capone e Federico Verga

Un conto è vendere un orologio, un conto è vedere come e dove nasce: che cosa vi ha colpito di più della vostra visita a Villeret?

VERGA: È stata per me la primissima volta alla manifattura Minerva. Di solito visito strutture decisamente più grandi e il fatto di vedere una manifattura quasi familiare, piccola e compatta è stato molto piacevole, soprattutto perché la struttura di base è ancora quella di quando è stata fondata. Ho visto tradizione e allo stesso tempo innovazione, che hanno reso la visita molto piacevole. Bello anche il fatto che la manifattura si trovi nel centro della città, mentre quasi sempre le altre sono decentrate verso la periferia o in mezzo alle valli, circondate dal nulla. Minerva, invece, ha le case vicine, la chiesa, una fattoria poco distante…

CAPONE: È sempre emozionante visitare un luogo che ha fatto la storia dell’orologeria, dove tanto tempo fa sono nati i primi orologi da tasca svizzeri. Subito all’entrata ho respirato positività, è stata un’esperienza unica in una manifattura dove passato e presente si incontrano, un luogo senza tempo. 

Quanto vi aiuterà nel raccontare con il giusto taglio il marchio al cliente, l’aver conosciuto dall’interno la manifattura Minerva?

VERGA: Quando un venditore ha avuto questa esperienza, si sente da come racconta il prodotto, gli viene tutto più facile. Se ne avessi letto la storia solo su un libro, il mio racconto sarebbe stato del tutto diverso, mancherebbero l’entusiasmo e la voglia di spiegare. Perché c’è tanto da raccontare, quando si entra nel cuore della produzione si tocca con mano la storia del marchio. L’esperienza è stata bella anche perché ho avuto la possibilità di lavorare con le mie mani su finiture artigianali come il perlage, l’anglage, un’opportunità unica ed esclusiva. Sono finiture che non molti di quelli che acquistano un orologio conoscono, non sanno che dietro a esse c’è il lavoro manuale e artigianale di tante persone. Come la signora Sandra, che al mattino lavora i movimenti Minerva con la finitura diamantage coquille e al pomeriggio lavora nella sua fattoria.

Enrico Capone, Federico Verga & Laurent Lecamp “Montblanc Managing Director Watch Division”

CAPONE: La manifattura Minerva ha saputo plasmare come poche altre la storia dell’orologeria, partendo da orologi da tasca ricchi di innovazione e tecnologie formidabili per l’epoca. È stato un marchio pioniere nella creazione di orologi professionali. Ho vissuto una bella esperienza, non pensavo che avrei toccato con mano la storia, guidato in modo esemplare dalle persone della manifattura che mi hanno accompagnato. Tutto questo può dare un plus al nostro cliente, può dare valore aggiunto al prodotto e al brand. Noi venditori siamo dei veicoli, dobbiamo entrare nei nostri negozi e trasmettere ai collaboratori quei dettagli in più per far sì che, quando si trovano un cliente davanti, questo percepisca il reale valore dell’orologio che vuole acquistare.

A proposito di clienti… come sono cambiati nel tempo, dal vostro osservatorio di retailer? C’è più o meno cultura, più o meno passione?

VERGA: Ci sono diversi tipi di clienti. Ci sono quelli che entrano in boutique già preparatissimi, dopo aver consultato le tante fonti presenti in rete; poi ci sono quelli che si affidano al concessionario, il tipo di clienti con i quali possiamo parlare di più, ai quali far toccare con mano anche i prodotti meno conosciuti. Io sono in azienda da 7 anni e con mio fratello abbiamo un gruppo di clienti giovani con i quali periodicamente organizziamo eventi, proprio per farli maturare e crescere, perché il mondo dell’orologeria va conosciuto passo passo. 

CAPONE: La clientela è sempre variegata, ma sicuramente oggi è più informata e consapevole. Ci sono più strumenti, sia per gli appassionati sia per chi si avvicina a questo mondo. Dal lato nostro è indispensabile farci trovare pronti, perché può capitare che il cliente ne sappia più di noi: non deve succedere. Deve sapere che, varcando la nostra soglia, troverà sempre personale qualificato che saprà rispondere alle sue domande, dalle più banali alle più specifiche; noi dobbiamo essere bravi ad accompagnarlo in un’esperienza di acquisto unica. Al giorno d’oggi l’ora si legge ovunque, per questo l’orologio deve essere un mix importante di cultura, passione, interesse.

Entrambi avete boutique in città dove passa molta clientela straniera: qual è il loro approccio all’orologeria rispetto a quella italiana?

VERGA: Da sempre ci definiamo una bottega, perché la maggior parte dei nostri clienti è italiana, anche da prima del Covid. La cultura orologiera che abbiamo in Italia è diversa da quella di altri Paesi.

CAPONE: Una volta i clienti stranieri e italiani erano piuttosto simili, mentre oggi l’italiano è spesso più consapevole; va lasciato parlare e serve che parliamo il suo linguaggio, perché ha molta cultura del prodotto. E noi lavoriamo tanto con la clientela locale. Molti stranieri, invece, vengono con un’immagine del modello che cercano sul loro telefono, la mostrano e se non ce l’hai se ne vanno, non prendono in considerazione alternative che possiamo proporre o raccontare. Poi c’è un 20% di stranieri che, come gli italiani, ama parlare e farsi consigliare. 

Come vi siete avvicinati a Montblanc? Vi siete trovati subito in sintonia?

VERGA: Siamo diventati concessionari Montblanc nel negozio di Porta Nuova a settembre 2016. Vista la zona, volevamo avere un’offerta in più. È un marchio con cui ci siamo trovati in sintonia, sono certo che da qui ai prossimi anni cresceremo bene lavorando insieme. Montblanc ha una fascia prezzo d’attacco cui abbina un’altissima qualità e con il Geosphere ha cominciato anche a creare segnatempo iconici, subito riconoscibili. Il fatto poi che Montblanc abbia acquisito Minerva per le grandi complicazioni fa gola ai nostri clienti storici. 

CAPONE: I valori di Montblanc sono eleganza e tradizione, in linea con i valori della nostra azienda che ha impostato mio padre. Vogliamo mantenere una linea precisa e riconoscibile, così come ha sempre fatto Montblanc, sia nella pelletteria e negli strumenti da scrittura, sia nell’orologeria, dove è molto giovane ma sta crescendo bene. 

E cresce bene anche grazie all’altissima capacità artigianale, se non artistica, di quanti vi lavorano. Federico Verga ha citato la signora Sandra e il suo diamantage coquille, l’unica in azienda a saper creare questo tipo di finitura. Viene fatta sul rocchetto, sulla ruota della corona e sul link tra corona e rocchetto, con un effetto che ricorda il simbolo di yin e yang. La manifattura di Montblanc possiede l’unico macchinario al mondo ancora esistente in grado di realizzarla e l’unica persona al mondo capace di usarla: Sandra, appunto. Un patrimonio da conservare gelosamente.

Ma vi sono anche altre lavorazioni particolari che rendono i movimenti della manifattura unici e che richiedono un’altissima preparazione artigiana. Per esempio la poli noir, che non lascia aloni, macchie o graffi e produce effetti ottici eccezionali. Il suo nome deriva dall’essere una finitura superficiale apparentemente nera, nel momento in cui la luce cade perfettamente perpendicolare sul pezzo rifinito. Su un movimento assemblato, lapoli noir produce l’effetto di un caleidoscopio. E se c’è qualcosa che non va (molto difficile), chi ha acquistato un orologio di alta manifattura del marchio può parlarne direttamente con il maestro orologiaio che lo ha creato.

Ma torniamo dai nostri ospiti. 

Quali sono secondo voi i punti di forza di un marchio “giovane” per quanto riguarda l’orologeria come Montblanc e quali quelli di una manifattura storica come Minerva? 

VERGA: Minerva ha una storia orologiera imbattibile a livello di movimenti, Montblanc è il lusso. Insieme sono una combinazione che non potrà fare altro che bene. 

CAPONE: Dalla sua fondazione, nel 1858, Minerva ha accumulato una serie di invenzioni e brevetti fondamentali per il mondo dell’orologeria come lo conosciamo oggi; è una cosa che può servire a Montblanc perché oggi un brand si fa sulla storicità, sul vintage. Statistiche alla mano, più cresce il vintage, più cresce il marchio nuovo e il cliente finale capisce che questa tradizione è un valore. 

Come avete detto, in manifattura vi siete cimentati con lavorazioni come il perlage e l’anglage; che esperienza è stata? Ce la fareste mai a fare quel lavoro?

VERGA: Non sarei mai in grado di fare un lavoro del genere, purtroppo… Mi “accontento” di gestire il lato commerciale. E pensare che loro lo fanno tutti i giorni, con una precisione pazzesca.

CAPONE: A ciascuno il suo, penso io. Ci ho provato e ho capito che quello non è lavorare nel mondo dell’orologeria, quello è artigianato puro, uno spettacolo. Per fare quelle tipologie di lavori bisogna muovere le mani come se si suonasse un pianoforte, si deve essere artisti. Io non lo sono, sono un commerciale, ho avuto la fortuna di lavorare a fianco di mio padre e di imparare cose nuove ogni giorno. 

Consiglieresti a un appassionato la visita alla manifattura di Minerva?

VERGA: Certamente, i clienti se ne innamoreranno sicuramente. Tutte le manifatture sono bellissime a modo loro, questa lo è perché è in formato atelier e fa capire che l’orologeria è ancora un mondo di tradizioni e di artigianalità. Il cliente è abituato a vedere il prodotto finito, ma se guarda quello che c’è dietro rimane a bocca aperta. 

CAPONE: Sì, perché penso che il futuro delle aziende sia quello di aprirsi al cliente finale, di dargli la possibilità di visitare il proprio cuore produttivo. Nello specifico, visitare una manifattura ti apre il cuore e gli occhi. Quello che mi ha colpito è la giovane età delle persone che lavorano a Villeret, dagli impiegati ai maestri orologiai: giovanissimi e orgogliosi di mostrare il loro lavoro. E in Minerva e Montblanc sono stati bravi a farci sentire parte di un gruppo, di una famiglia, a farci partecipare come se fossimo amici da sempre.

Un’esperienza, lo abbiamo visto, che ha lasciato il segno. Come sono destinati a lasciare il segno alcuni dei più significativi orologi creati dal marchio negli ultimi anni. Dal 1858 Automatic, con il suo look vintage minimale, che si richiama alle tradizioni di Minerva, fino al 1858 Geosphere che, come ha ricordato Federico Verga, è ormai una icona del marchio.

Ma, lo abbiamo visto, Montblanc è capace di creare pezzi di altissima orologeria. Ecco allora il 1858 Split Second Chronograph, presentato la primavera scorsa, che è la rivisitazione di uno cronografo militare Minerva degli anni ’30 e ha la cassa – unica nel suo genere – in un particolare tipo di oro chiamato Lime Gold, per l’intensa tonalità dorata dalla delicata sfumatura verde-gialla. La funzione rattrapante lo colloca nell’olimpo dei cronografi, la finitura del movimento a carica manuale, visibile attraverso il fondello in zaffiro, è una gioia per gli occhi.

Per restare nell’altissima orologeria, non dimentichiamo lo Star Legacy Suspended Exo Tourbillon, con il suo grande bilanciere posizionato all’esterno della gabbia rotante del tourbillon che crea un effetto tridimensionale molto accattivante, grazie anche alla sua struttura asimmetrica. Un movimento che ha richiesto tre anni di sviluppo e tutta la perizia di cui in Montblanc sono capaci. 

Più tradizionale ma ugualmente affascinante è l’Heritage Small Seconds. Dal punto di vista del design, ha una grande eleganza senza essere troppo formale. La combinazione di quadrante blu e cassa in acciaio è difficile da battere in questo senso. Le piccole evoluzioni del quadrante aggiungono esclusività, anche se buona parte del fascino dell’orologio sta nel movimento, il calibro MB M62.00 a carica manuale a bassa frequenza, evoluzione dell’antico calibro Pythagore. E qui, Montblanc dà sfoggio della sua migliore orologeria, con un movimento storico estremamente desiderabile e riccamente rifinito, riservato a pochi.

E chiudiamo con lo Star Legacy Orbis Terrarum, l’ore del mondo secondo Montblanc. Caratterizzato nelle sue varie versioni dalla particolare visione del globo terrestre dal Polo Nord, indica l’ora in 24 fusi orari e riporta l’evoluzione del giorno e della notte in tutto il mondo, grazie a una complicazione di manifattura realizzata dalla Maison. Eleganza, funzione e colore vanno insieme in un orologio che, per Montblanc, è una vera firma estetica.

Insomma, ce n’è abbastanza per programmare una visita in manifattura a Villeret. O no?

By Davide Passoni

Cars courtesy Scuderia Blu Maserati