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06 agosto 2020

Rolex SUB-AQUA 6204: The rarest Submariner!

Negli anni Cinquanta, Rolex ha la geniale intuizione che sul mercato possa esserci lo spazio per un orologio subacqueo adatto alle immersioni non di uso strettamente professionale. La sperimentazione di questo modello viene affidata all’Istitute of Submariner Research di Cannes sotto la supervisione del suo vice presidente Dimitri Rebikoff. Dopo ben 132 immersioni, svolte nell’arco di 5 mesi a 60 e più metri di profondità, la cassa Oyster, passa con successo ogni test.

Così nel quartier generale di Ginevra decidono di dare il via alla commercializzazione del primo Rolex subacqueo impermeabile fino alla profondità di 100 metri, una vera e propria rivoluzione per il mondo dell’orologeria dell’epoca. I nomi candidati ad andare sul quadrante a ore 6? Eccoli: Deep Sea Special; Frogman; Nautilus; Submariner.

La Nascita Del Mito

Alla fiera di Basilea del 1954 il mistero viene svelato con la presentazione del Submariner nella sua prima connotazione, la Referenza 6204. Grazie alle sue caratteristiche, la novità ebbe successo immediato.

Il modello che segna per sempre la moderna orologeria sportiva e subacquea è conosciutissimo dagli appassionati: ha la cassa di forma tonneau con 37 mm di diametro, la referenza è incisa in mezzo alle anse a ore 12 con la scritta “BREVET+”, mentre la matricola è incisa a ore 6 ed è leggermente spostata verso l’alto della sponda. La corona di carica, senza spallette di protezione, è di 5,3 mm, la più piccola mai montata su un Submariner, ereditata dal modello ispiratore, il Turn-o-Graph Ref. 6202, classificata nei cataloghi dei ricambi ufficiali come Referenza 530 sia di tubo che di corona.

Caratteristico il quadrante leggermente bombato perimetralmente, come il vetro, che sul catalogo dei ricambi viene definito Tropic 16. Il retro del quadrante è di color nero traslucido con piedini di fissaggio al movimento e senza alcun tipo di marchio a indicare il produttore terzista.

La ghiera è bidirezionale in metallo cromato con un triangolo luminoso allo zero, il disco è diviso ogni 5 minuti e alterna una barretta a un numero arabo. In alcune ghiere vi è il triangolo allo zero in rosso, poi viene deciso di cambiarlo perché il rosso è poco visibile già dopo pochi metri di profondità. Il calibro appartiene alla serie “600”, definito A260 con 18.000 alternanze l’ora. 

Il fondello, come in tanti altri modelli di quel periodo (detti “ovettoni”), è bombato e all’interno ha una rifinitura concentrica con il logo anch’esso tipico dei modelli anni Cinquanta con la referenza incisa in basso.

Infine, il bracciale può essere il 7206 rivettato non estensibile oppure il 6636 rivettato estensibile.

Il Rolex SUB-AQUA 6204

Nel 1953, in Inghilterra viene fondato da ex militari il primo club di diver: il British Sub-Aqua Club, per un successo enorme, tant’è che oggi è il club di sommozzatori più grande al mondo e il Principe Carlo d’Inghilterra ne è il presidente dal 1974.

Rolex dedica al British Sub-Aqua Club alcuni modelli 6204 con scritta “SUB-AQUA” al posto di “SUBMARINER”. 

Rolex Sub-Aqua 6204

Il quadrante è “gilt” (ovvero a finitura lucida, galvanica), grafica oro, pista dei secondi continui (comunemente chiamata “minuteria continua”), lancette ore e minuti a bastone (dritte) e lancetta dei secondi con pallino luminoso all’estremità. Tutti gli indici (in questo caso comunemente chiamati “pallettoni”) hanno il perimetro disegnato in oro che contorna i fosfori luminescenti, triangolare al 12, rettangolari agli altri punti cardinali e circolari i rimanenti. 

Rolex Sub-Aqua 6204

Nel caso del SUB-AQUA il bracciale è di produzione inglese con inciso sulle lame di chiusura la scritta “Rolex made in England stainless stell WAB”. I finali sono del gruppo 80.

Rolex Sub-Aqua 6204

Cos’altro aggiungere di questo modello leggendario? Il Rolex SUB-AQUA 6204 è uno dei Submariner più rari in assoluto – si sa dell’esistenza di un pugno di modelli – e il suo valore, sicuramente sopra i 100mila euro, all’asta, se mai se ne vedesse uno, potrebbe dare spettacolo!

By Stefano Mazzariol