Scrivo di orologi perché mi interessa ciò che raccontano, ancora prima di come funzionano. Mi affascina il modo in cui un segnatempo entra nella quotidianità, si carica di significato e finisce per riflettere il gusto, le scelte e l’identità di chi lo indossa. Da sempre sono attratta dalle atmosfere, dagli oggetti e dai dettagli che definiscono uno stile di vita. Raccontare automobili, profumi, gioielli e hotellerie mi ha permesso di esplorare universi diversi, plasmando il mio sguardo e il mio modo di interpretare il lusso come esperienza, prima ancora che come prodotto. L’orologeria è arrivata come naturale estensione di questo percorso ed è diventata il mio spazio narrativo principale, un luogo in cui tutti questi linguaggi si incontrano e dialogano. Il primo vero contatto è nato scrivendo un articolo sul Van Cleef & Arpels Pont des Amoureux: un orologio che mi ha conquistata non tanto per la tecnica, quanto per la sua capacità di raccontare una storia. Da lì ho iniziato ad approfondire questo mondo con la convinzione che, per descrivere davvero un segnatempo, sia essenziale comprenderne le radici, la visione e l’ingegneria che lo rendono possibile. Oggi collaboro con Radio Deejay e con diverse realtà editoriali, muovendomi tra contenuti social, interviste e progetti personali. Il mio lavoro nasce dall’idea di un racconto in cui l’orologeria dialoga con il lusso e con l’immaginario che le ruota attorno. Perché è proprio quando un orologio entra nella vita di chi lo sceglie che smette di essere un semplice oggetto e diventa, per me, una storia da raccontare.