21 anni di storia insieme ad Angelo Bonati CEO di Officine Panerai | Interview

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21 anni di storia insieme ad Angelo Bonati CEO di Officine Panerai | Interview

Angelo Bonati

Oltre ad essere lo storico CEO di Officine Panerai, Angelo Bonati è una delle personalità più importanti dell’industria orologiera. Guru delle lancette, Bonati è entrato alla direzione del marchio italiano del Gruppo Richemont nel 1997. Da allora, ha plasmato in maniera sostanziale la strategia e il futuro della casa orologiera, creandone non solo i suoi prodotti, ma anche la sua identità, e riuscendo a costruire intorno a Officine Panerai un universo di valori ed esperienze, soprattutto legati al mare e alle barche a vela d’epoca. Abbiamo incontrato Bonati nel gennaio 2018, in occasione del suo ultimo SIHH prima di andare in pensione. Scopriamo che cosa ci ha raccontato…

Angelo Bonati

1. A breve lascerà il suo incarico presso Officine Panerai dopo una lunghissima carriera… Ci può raccontare dell’evoluzione del suo ruolo e della marca negli anni?

Al momento della mia nomina nel ‘97 potremmo dire che il marchio, in un certo senso, nemmeno esisteva: era piuttosto un nome a cui dare corpo. Rispondeva a una sua storia ben precisa, nata a Firenze nel 1860 in un piccolo negozio presto divenuto fornitore della Regia Marina Militare. Se in un primo momento si è trattato quindi di “fondare” un’identità degna di un nome con più di un secolo di storia, il mio ruolo si è tramutato poi, sdoppiandosi, in quello di propulsore di nuove rotte e di garante di un’identità ben precisa.

2. Si ricorda dei momenti particolari che vorrebbe condividere con i nostri lettori?

È molto difficile dare una risposta: in 21 anni ci sono stati tantissimi momenti che ricorderò, che hanno segnato la storia e l’evoluzione di Panerai nel mondo dell’orologeria. Come appena detto, quando sono stato chiamato dal Gruppo Richemont nel 1997, c’era un orologio dal grandissimo potenziale, ma non esisteva un brand. Oggi Panerai significa manifattura con ricerca e sviluppo rivolti ad un’innovazione sempre più ricercata. Significa un network di distribuzione altamente selezionato e professionale, significa essere riconosciuti come unico circuito di barche a vela d’epoca, significa riconoscimento nel mondo del design. L’elenco è ricco.

Angelo Bonati

3. A cosa è stato dovuto secondo lei il successo Officine Panerai?

Alla sua coerenza. Una formula dove passato, presente e futuro sanno convivere in una sintesi compiuta. Se consideri una storia di 150 anni, la ricerca nel campo tecnico e del design, la capacità di rinnovarsi rimanendo sempre aderente ai propri canoni, la passione per il mare e le sue sfide… se unisci tutto questo con un’identità inossidabile avrai un’idea di quello che secondo me rende Panerai… Panerai. Il cliente questo lo riconosce, perciò rimane fedele. Dove c’è questa fedeltà, lì trovi il successo che si mantiene costante nel tempo.

4. Il mondo dell’orologeria è cambiato molto in questi anni da quando ha iniziato con Panerai… Come si è evoluto il mercato del mondo dell’orologeria e come si è inserita Panerai in questo sviluppo?

Mi piace pensare che Panerai sia stato capace di mantenere il suo carattere malgrado i molti cambiamenti nel mondo dell’orologeria. Dico questo perché ho sempre inteso Officine Panerai come una promessa. Cosa facciamo, quando promettiamo qualcosa? Facciamo un patto che deve rimanere saldo al variare delle circostanze. Questo accordo invisibile io l’ho firmato con il brand, con me stesso, con il mio pubblico di riferimento: offrire un prodotto ben identificabile, con un suo design distintivo, forte carisma, vocazione (per il Mare) e qualità dove nulla è lasciato al caso. E la risposta è sempre stata positiva, segno che quella promessa, in fondo, è stata mantenuta. 

5. Ci può svelare qualche nuovo progetto di cui si è occupato in prima persona?

In realtà, sono sempre stato in prima linea su qualunque progetto. In questo, lo ammetto, sono un po’ ossessivo, sempre attento ai dettagli e alla coerenza nel rispetto di quell’identità creatasi negli anni e divenuta storia. Il mio coinvolgimento è ed è sempre stato totale. È giusto che sia così. Ciò che vedrete in futuro? Me lo racconterete voi.

6. Negli ultimi anni si è parlato molto di crisi dell’orologeria e del lusso, come li ha vissuti Panerai?

Sono molti gli stimoli ai quali il mondo dell’orologeria ha dovuto rispondere negli ultimi anni. L’avvento delle tecnologie digitali ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e negarlo sarebbe cecità. Ma l’orologio rimane. Resta perché è un oggetto che trascende il suo uso specifico. Può caratterizzare un momento, ricordarci del tempo che scorre, è sempre presente anche quando non lo si guarda. Ma sai che c’è. Per questo posso dire che questa crisi di cui giustamente parla l’abbiamo vissuta, certo, ma fortunatamente meno di quanto si possa pensare. Chi avverte l’orologio come oggetto del suo desiderio, per utilizzo o anche solo per collezionismo, ha continuato a seguirlo e desiderarlo restandone appagato, ciascuno a modo suo.

7. Come vede il 2018, ed il futuro della marca?

Sarebbe bello essere un oracolo, prevedere il futuro del marchio. Lascio Panerai lasciando un pezzo di cuore. Ma la linea è tracciata: chi mi succederà raccoglierà un retaggio di cui spero saprà fare tesoro. La differenza starà tutta nella passione e nel cuore che saprà mettere nel brand. Io ho fatto il mio percorso. Lo rifarei daccapo, coi suoi errori, gli alti e i bassi.

8. Qual è il modello di punta per quest’anno tra le novità presentate al SIHH?

Ho fortemente voluto il Luminor Due nella nuova versione da 38mm, la cassa più piccola di sempre sul Panerai più sottile mai realizzato, perché credo che risponda alle esigenze dei nostri clienti: una misura più contenuta che non intacca il nostro design e l’affidabilità nel funzionamento. Sono convinto che possa coprire una fascia di mercato nuova di amanti dell’orologio Panerai che finora non erano mai riusciti ad indossarlo per le dimensioni importanti. Siamo molto soddisfatti anche dell’eccellente risultato ottenuto con L’ASTRONOMO, capolavoro di alta orologeria la cui novità sta nell’introduzione delle fasi lunari. Sta già regalando grandissime soddisfazioni, a conferma del fatto che innovazione e tradizione possono, anzi devono, viaggiare di pari passo.

Angelo Bonati

9. Internet è diventato un elemento fondamentale per la strategia commerciale e marketing dei brand di orologeria… Ci racconti l’approccio di Panerai, e-commerce, social media, bloggers ed influencers…

È un mondo che ho seguito sempre con un atteggiamento “esterno”, con un pizzico di distacco. Allo stesso tempo, però, ne riconosco l’apporto fondamentale: soprattutto nell’ottica di avvicinare il nostro prodotto a un pubblico giovane, questi canali diventano imprescindibili. Un esempio? È recente la nostra partnership con MR. PORTER, uno degli online store più apprezzati al mondo, che del nostro prodotto ha colto l’unicità, data dal suo inconfondibile stile italiano, l’heritage e il design. Anche sul piano dei social network, siamo molto attivi nei canali principali.

10. Parliamo di lei, continuerà sempre ad occuparsi di orologi, ora che andrà in pensione?

Credo poco nell’efficacia di una coabitazione. Se invece allude all’orologeria nel suo complesso… beh, questo è un amore che non si può cancellare.

11. Qual è il suo Panerai preferito in assoluto?

È un po’ come chiedere a un padre quale sia il figlio prediletto… La risposta non esiste. Ma se proprio devo darla, le rispondo: quelli che hanno conosciuto un minor successo. C’è sempre un affetto e un riguardo per quei pezzi che, sul lungo percorso, sono stati “fraintesi” o meno capiti dal nostro pubblico.

12. Ha qualche rimpianto?

Le rispondo in modo molto semplice: il rimpianto maggiore è quello di aver lavorato a “servizio” del tempo senza poterlo tuttavia controllare. Vorrei che il tempo fosse eterno, come eterna la mia esperienza in Panerai. Ma se non avessi creduto, anche con un pizzico di incoscienza, in un sogno, e non avessi poi condiviso questo sogno con chi assieme a me ha fatto del marchio quel che è oggi, forse oggi Panerai non esisterebbe neppure.

By Valeria Garavaglia

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